Poi vedremo...

Per una strana serie di circostanze mi sono ritrovata a leggere uno dopo l'altro due romanzi che parlano di situazioni simili, cioè la perdita della propria identità culturale dovuta alla spartizione dei territori seguita alla seconda guerra mondiale.

Eredità parlava dei sudtirolesi che, pur sentendosi parte dell'impero austro-ungarico, si sono ritrovati improvvisamente italiani. Qui invece si parla di persone che si sentono italiane, ma la loro terra, la meravigliosa Istria, diventa jugoslava.

Situazioni terribilmente destabilizzanti, soprattutto quando, come in questo caso, sono narrate dal punto di vista di un bambino. Ho apprezzato molto il racconto del rapporto con il padre che cresce e si sviluppa proprio in una situazione estrema come la fuga dal proprio paese e la lotta per riuscire a ricostruirsi una vita degna di essere vissuta.

Padre e figlio affrontano un viaggio durissimo e pieno di pericoli che li porta pian piano ad approfondire la reciproca conoscenza e a stabilire un legame indossolubile.

Molto bello il momento in cui il padre riesce finalmente a trovare lavoro attraverso una serie di circostanze finalmente fortunate.

Chi avrebbe mai immaginato che finito in ospedale avrei conosciuto un barbiere, che sarebbe stato dimesso un giorno prima di me, che sa suonare molto bene il violino, che mi avrebbe dato delle lezioni, che l'audizione al Florian sarebbe stata rinviata... Non ti pare che la vita sia tutta un "poi vedremo"?


Quotes

"Chi avrebbe mai immaginato che finito in ospedale avrei conosciuto un barbiere, che sarebbe stato dimesso un giorno prima di me, che sa suonare molto bene il violino, che mi avrebbe dato delle lezioni, che l'audizione al Florian sarebbe stata rinviata... Non ti pare che la vita sia tutta un "poi vedremo"?"

copertina di Quando ci batteva forte il cuore

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