Recensione

In fatto di letture sto attraversando una fase un po’ strana. Non riesco più ad accontentarmi.

Mi spiego meglio. Fino a qualche anno fa, se l’autore del romanzo che avevo tra le mani metteva sul tavolo qualche buona idea, portata magari avanti con un trama passabile, tanto mi bastava. Ero soddisfatto.

Oggi? Oggi anche se l’autore tira fuori idee geniali e/o una bella trama... potrebbe non bastarmi. Sto cominciando ad avere un occhio di riguardo (forse anche due) verso lo stiledell’autore.

Prendiamo per esempio alcuni dei grandi autori classici della fantascienza. Pochi hanno saputo concepire idee della portata per esempio di un Clarke (2001 odissea nello spazio, incontro con Rama, le guide del tramonto) o di un Asimov (fondazione). Ma se osserviamo queste opere da un punto di vista puramente stilistico, di virtuosismo della scrittura... bè i due suddetti non è che fossero esattamente dei geni immortali. Ottimi scrittori, per carità, espongono le loro idee in modo pulitissimo e scorrevole, ma niente di più.

Quelli che cerco sono autori con uno stile distinto e caratteristico, un marchio di fabbrica, che riconosci dopo aver letto solo un paio di frasi. E non ce ne sono mica molti di autori così, soprattutto tra i contemporanei. Mi viene in mente giusto qualche nome: China Mièville, William Gibson, Neil Gaiman. E Warren Ellis.

Per chi non lo conoscesse, Ellis opera principalmente come sceneggiatore di graphic novels, ed è autore di quello che forse è il mio fumetto preferito, Transmetropolitan.

Il suo stile è, in una parola, eccessivo. Niente è troppo volgare, sfrontato, provocatorio, scandaloso per Ellis, che anzi pare godere un mondo nello sbattere in faccia al lettore le situazioni più oscene, improbabili ed inaudite. Ma non lo fa solo per il gusto di farlo. E’ il suo modo di parodiare la realtà, una satira feroce e spietata, il suo modo di provocare e dire al lettore “non fare il bacchettone, la realtà è questa e lo sai bene”. Non ha paura di dire, anzi urlare quello che pensa, Ellis.

Ammetto che non è un autore per tutti. Molte delle persone con cui discuto normalmente di libri, e con le quali ho una certa affinità di gusti, lo ritengono eccessivo, non lo apprezzano. Personalmente, le sue oscenità non mi danno affatto fastidio, perchè non sono mai fini a sè stesse. Hanno sempre una funzione narrativa precisa. Trovo più osceno e volgare un film di Vanzina o Studio Aperto.

Gun Machine è il secondo romanzo di Warren Ellis, dopo Crooked Little Vein, e rispetto a questo è decisamente più coi piedi per terra. Ma considerando che Crooked Little Vein parlava di un detective alla ricerca della Costituzione segreta americana (un misterioso tomo, realizzato dai padri fondatori, dai poteri mistici, rilegato in pelle di alieno e smarrito da Nixon in un bordello) forse non ci voleva molto.

Si tratta infatti di un poliziesco dall’inteccio abbastanza classico, ma dai toni decisamentesplatter che spesso sconfinano nel surreale. E tutto ciò già dal primo paragrafo, nel quale la materia cerebrale del partner del protagonista viene splamata sul muro da un energumeno nudo armato di fucile a pompa. Il tutto descritto con dovizia di particolari più o meno rivoltanti.

Ellis vuole mettere le cose in chiaro fin da subito. Se non hai lo stomaco per questa roba, lascia stare.

Mentre indaga sulla morte del suo partner, il detective Tallow (questo il nome del protagonista) si imbatte in una misteriosa stanza contenente decine e decine di pistole di tutti i tipi, calibri, dimensioni ed epoche storiche. Tutte accuratamente diposte sulle pareti secondo un imperscrutabile schema.

Ma il bello viene quando gli esami balistici rivelano che ognuna di queste pistole è stata usata per uccidere, e tutti i casi in questione sono finiti tra i casi irrisolti nel corso degli ultimi vent’anni.

Tallow si trova dunque di punto in bianco sul groppone diverse dozzine di casi da risolvere.

La trama da qui si sviluppa in modo abbastanza classico, e anche se all’inizio arranca un po’, da metà libro comincia ad ingranare bene.

Si tratta in ultima analisi di un romanzo che si fa apprezzare più per lo stile e per l il senso dell’umorismo dark che per la trama, che per carità qualche buono spunto ce l’ha, ma a conti fatto non è nulla di memorabile.


Quotes

"I don’t trust plants. Food things come from them."

"She had, Tallow thought, a voice like Lauren Bacall’s, all cigarettes and brandy, enough age to know the way of the world and enough youth to still be capable of disappointment in it."

"There is no but. There is only go."

"Murder weapon presumed to be a fifteen-pound rubber dildo."

"He threw up in colors he’d never seen himself produce before."


foto di Warren Ellis

Warren Ellis

Warren Ellis è autore di fumetti, romanzi e programmi televisivi ed è famoso soprattutto per il contributo dato al dibattito su problemi socioculturali al quale partecipa attraverso scritti caustici e cinici nei quali affronti i tempi più disparati tra cui le nanotecnologie, la crionica e il progresso umano. Attualmente vive a Southend-on-Sea, in Inghilterra. Ellis è nato nell'Essex il 16 febbraio 1968, circa 17 mesi prima che Neil Armstrong atterrasse sulla luna il 20 luglio del 1969 e ricorda la telecronaca televisiva di quell'evento come se fosse ieri. Successivamente ha studiato al South East Essex Sixth Form College, meglio conosciuto come SEEVIC. Ha collaborato alla rivista universitaria di fumetti, Spike, insieme a Richard Easter che in seguito è diventato scrittore. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, Ellis ha gestito una libreria, un pub, ha lavorato nel settore fallimentare, in un negozio di dischi e ha fatto anche lo scaricatore.

copertina di La macchina dei corpi

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