Recensione

Che cos'è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione”. Se dovessimo seguire i canoni dettati dal sommo Melandri, allora Locke Lamora rientrerebbe a pieno merito nella categoria dei Geni della Menzogna.

Orfano fin dalla tenera età, accolto prima dal Forgialadri e poi da Padre Catena, due dei più astuti farabutti della città di Camorr, Locke Lamora si mette subito in mostra per acume, scellerata sfrontatezza e raffinata astuzia. Caratteristiche che formano una miscela alquanto instabile, ma che inducono Padre Catena (finto sacerdote di Perelandro, in realtà abile truffatore), ad addestrarlo nella fine arte del raggiro.

Nel giro di pochi anni, Locke diventa il leader della banda dei Bastardi Galantuomini, il cui scopo è quello di derubare ingenti somme ai nobili della città. Il tutto in barba alla Pace Segreta, il patto non scritto stipulato tra il regnante ufficiale della città, Duca Nicovante, ed il Capa della malavita Vencarlo Barsavi. Il patto proibisce agli uomini di Barsavi derubare i nobili, i quali in cambio chiudono un occhio sulle altre losche attività del Capa.

Durante l’ennesimo ingegnoso raggiro ideato da Locke ai danni di uno dei facoltosi Don camorrani, i Bastardi Galantuomini si troveranno loro malgrado invischiati in una faccenda molto più grande di loro; da burattinai delle loro ignare vittime, si ritroveranno burattini nelle mani del Re Grigio, una misteriosa figura che sta lentamente eliminando tutti gli uomini più fidati di Capa Barsavi.

Era da un bel po’ che non tentavo la sorte con un fantasy, scoraggiato dalla qualità media delle produzioni odierne. Però questo romanzo va contro la Sacra Legge del fantasy: “ogni opera che scriverai sarà come minimo una trilogia, pena l’essere considerato un pezzente farabutto stupratore di bambini” o qualcosa del genere, credo. Quindi mi son detto, sia mai che questo tizio se ne sia fregato anche degli altri stereotipi del fantasy ed abbia tirato fuori qualcosa di decente.

In effetti è proprio così. Forse non sarà quel capolavoro immortale come lo vedevo dipinto in varie recensioni, ma è comunque un romanzo più che dignitoso.

Innazitutto il background. La città di Camorr (nome di assonanza piuttosto infausta if you ask me, ma non stiamo a cavillare) è reminiscente della Repubblica di Venezia dei tempi d’oro, sia nei nomi di luoghi e persone, che nella topologia. Si tratta infatti di una città marittima, costituita da un fitto reticolo di canali e che basa la sua economia sul commercio.

Quello che riesce meglio a Lynch è la ricostruzione degli equilibri di potere di Camorr; non c’è infatti un poco credibile monarca che fa il bello e il cattivo tempo, ma un delicato equilibrio di parti. Ci sono i nobili, i ricchi mercanti, i malavitosi, la gilda dei maghi e quella delle prostitute, le caste di sacerdoti dei 12 Dei (anzi, 13); tutti poteri con cui Locke si ritrova prima o poi a fare i conti.

Le azioni dei personaggi sono piuttosto verosimili e coerenti con ciò che accade loro intorno. Inizialmente ho avuto l’impressione che trattassero la morte (di amici o nemici che fosse) con eccessiva leggerezza. Ma poi mi sono accorto che tale leggerezza era solo apparente, una facciata, un modo per accettare il fatto che Camorr è una città estremamente pericolosa, che può regalarti un bel cappio attorno al collo in un batter d’occhio e magari solo per la semplice sfortuna di esserti trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

La trama è piuttosto solida, anche se arrivati a 3/4 non si fa troppa fatica a capire come mettere insieme i restanti pezzi del puzzle. Ecco, se proprio dovessi muovere una critica, i pezzi alla fine vanno ad incastrarsi un po’ troppo bene per i miei gusti. Succede la cosa giusta al momento giusto, il tutto per portare ad una trama perfettamente conclusa e soddisfacente. Qualche sottotrama lasciata in sospeso o non perfettamente chiusa secondo me avrebbe reso il tutto più convincente.

Lynch, pur non avendo uno stile particolarmente incisivo, si destreggia molto bene; non eccede con le descrizioni, ma fornisce la giusta quantità di informazioni senza mai sfociare nell’odioso infodump. Si riesce a dimenticarsi completamente dell’autore e ad immergersi pienamente nella storia, cosa che riesce solo ai veri scrittori, ma curiosamente non ai Grandi Fenomeni del fantasy odierno. Bizzarrie della moderna editoria.


foto di Scott Lynch

Scott Lynch

Scott Lynch (Saint Paul, 2 aprile 1978) è uno scrittore statunitense. conosciuto principalmente per la serie dei Bastardi Galantuomini. Abita con la moglie Jenny a Richmond, nel Wisconsin. Secondo quanto afferma nel suo sito, prima di diventare scrittore ha fatto numerosi altri lavori, tra cui lavapiatti, cameriere, web designer e giornalista freelance. Il suo primo romanzo, Gli inganni di Locke Lamora, è stato acquistato da Simon Spanton della Orion Books ad agosto del 2004 e pubblicato a giugno 2006 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Oltre ad essere scrittore, Scott Lynch è anche pompiere volontario in Minnesota e Wisconsin.

copertina di Gli inganni di locke lamora

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