Recensione

Ho deciso di dedicare l'ultimo gorno di queste vacanze alla lettura di McDonald. Avevo bisogno di qualcosa per combattere la malinconia della fine delle ferie.

Pessima idea. Non perchè Desolation Road non sia un bel romanzo (tutt'altro), ma perchè ho finito per leggerlo tutto, quindi alla malinconia della fine delle vacanze si è aggiunta quella di avert terminato un bel libro. E i bei libri non crescono mica sugli alberi. E io sono schizzinoso di brutto in fatto di libri.

Desolation Road è un romanzo decisamente eclettico. Racconta tutti i 25 anni di vita di una città, nata per caso nel deserto di Marte, accanto ad una linea ferroviaria. Inizia come un romanzo ad episodi, partendo dalla fondazione della città da parte del Dott. Alimantado, ispirato da un misterioso ometto verde (siamo pure sempre su marte no?).

Si passa a raccontare come i primi abitanti si siano stabiliti nella minuscola cittadina. E poi si racconta della nascita dei loro figli. E di quello che questi figli decidono di fare delle loro vite. Il tutto ha quel sapore pionieristico da vecchio west, dove tutto era a misura d'uomo e le persone potevano ancora fare la differenza.

Una storia di fantascienza raccontata coi toni di una fiaba e uno stile dannatamente evocativo.

Nella seconda parte le cose cambiano un po'. Entrano in gioco le mega corporazioni che gestiscono la colonizzazione di Marte. La trama assume una portata più ampia.

Interessante da questo punto punto di vista il concetto di feudalesimo industriale; le corporazioni hanno delle vere e proprie capitali, i cui abitanti non sono chiamati cittadini, ma azionisti. La vita in queste capitali è quanto di più asettico si possa pensare. Tutto è volto ad annullare l'individualità. L'azienda prima di tutto.

In una situazione del genere, non poteva mancare una buona dose di lotta sociale. Ammetto di avere un debole per queste cose, quindi ho apprezzato questa svolta.

Curioso anche l'aspetto religioso del romanzo. Religione e tecnolgia si fondono in un mix decisamente insolito. Angeli meccanici, culto della mortificazione della carne a favore del sacro metallo. Originale, su questo non ci piove.

Eppure, nonostante tutte questi interessanti idee, mi ritrovo ad aver apprezzato di più la prima parte, quella ad episodi, quella incentrata sulle insignificanti vicende di una insignificante cittadina. Certo che sono strano io. O forse la preferenza è dovuta al fatto che io stesso sono un insignificante abitante di una insignificante, minuscola cittadina.

Dimenticavo. Menzione d'onore per l'uomo in grado di uccidere con la satira ed il sarcarsmo. Leggere per credere.


foto di Ian Mcdonald

Ian Mcdonald

Nato a Manchester nel 1960 da padre scozzese e madre irlandese si è trasferito molto piccolo con la famiglia a Belfast, dove ha vissuto fino ad ora. Ha venduto il suo primo racconto ad una rivista di Belfast a 22 anni e dal 1987 è uno scrittore a tempo pieno. Ha vinto alcuni dei più prestigiosi premi del settore oltre ad innumerevoli candidature. Si segnala il premio Philip K. Dick nel 1991 per King of Morning, Queen of Day e il premio Hugo per il racconto La moglie del djinn (The Djinn's Wife).

copertina di Desolation road

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