Recensione

This 1937 successor to "Last and First Men" offers another entrancing speculative history of the future. Cited as a key influence by science-fiction masters such as Doris Lessing, its bold exploration of the cosmos ventures into intelligent star clusters and mingles among alien races for a memorable vision of infinity.

Definire questo romanzo ambizioso è dire poco. L'obiettivo di Stapledon infatti è raccontare la storia dell'intero cosmo.

Si parte dalla coscienza disincarnata del protagonista che inizia timidamente ad esplorare le stelle, per arrivare a descrivere la coscienza collettiva dell'universo al cospetto del proprio creatore, lo "star maker", il costruttore di stelle (qui si sconfina ovviamente nel teologico).

Il tutto assume un valore ancora maggiore se si considera che l'opera è stata scritta poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, uno dei periodi più bui della storia dell'uomo. Che in un momento del genere, qualcuno abbia trovato la volontà di scrivere quest'opera è una cosa che trovo molto incoraggiante.

Se vi piacciono romanzi tipo "2001 odissea nello spazio" o "Le guide del tramonto" di Clarke, non fatevi scappare questo gioiellino, che si può dire inizia laddove i suddetti romanzi terminano.


Quotes

"Two lights for guidance. The first, our little glowing atom of community, with all that it signifies. The second, the cold light of the stars, symbol of hypercosmical reality, with its crystal ecstasy. Strange that in this light, in which even the dearest love is frostily assessed, and even possible defeat of our half-waking world is contemplated without remission of praise, the human crisis does not lose but gains significance. Strange, that it seems more, not less, urgent to play some part in this struggle, this brief effort of animalcules striving to win for their race some increase of lucidity before the ultimate darkness."

"Each individual spirit, in nearly all these worlds, attained at some point in life some lowly climax of awareness and of spiritual integrity, only to sink slowly or catastrophically back into nothingness. Or so it seemed. As in my own world, so in all others, lives were spent in pursuit of shadowy ends that remained ever lust around the corner. There were vast tracts of boredom and frustration, with here and there some rare bright joy."


foto di Olaf Stapledon

Olaf Stapledon

William Olaf Stapledon (10 maggio 1886 – 6 settembre 1950) è stato uno scrittore e filosofo britannico, che con le sue opere letterarie contribuì grandemente allo sviluppo del genere fantascientifico nel Novecento. Concetti che oggi sono parte integrante della fantascienza – ingegneria genetica, terraforming, imperi galattici, menti collettive, sfere di Dyson sono solo alcuni – possono essere fatti risalire in sostanza alle sue due opere Infinito e Il costruttore di stelle, seppure possono esserci stati riferimenti passeggeri ad alcuni di essi nella fantascienza precedente. Molte delle opere di Stapledon presentano la tensione tra le aspirazioni più nobili degli esseri intelligenti ed i loro istinti animaleschi e violenti. In genere la sua narrativa espone gli avvenimenti in modo distaccato ed impersonale, dando una visione d’insieme di grande ampiezza ma dissolvendo il senso dell'individuale.

copertina di Il costruttore di stelle

Scheda del libro

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