Recensione

In un futuro talmente remoto che si confonde con le nebbie di un lontanissimo passato, prende avvio la vicenda di Severian il Torturatore. Nella corporazione dei Torturatori non si accede per diritto di nascita: solo i figli delle vittime possono esservi ammessi. Nella grande cittadella di incorruttibile metallo grigio, il giovane Severian e i suoi compagni apprendisti studiano per raggiungere il rango di Maestro Torturatore, imparando gli antichi misteri della corporazione, legati al giuramento di torturare e uccidere i nemici dell’Autarca. Ma con l’arrivo di Thecla, una donna bella e intelligente, le cui indiscrezioni le hanno fatto perdere il posto nel circolo interno delle concubine della Casa Assoluta, la vita cambierà per Severian. La sua disobbedienza alle regole che gli sono state insegnate è causa del suo esilio dalla Città: accompagnato solo dalla mitica spada del torturatore, Terminus Est, donatagli dal suo maestro, Severian si accinge a un lungo viaggio verso la lontana Thrax, la Città delle Stanze senza Finestre. È un viaggio lungo e pieno di insidie che lo condurrà verso l’Artiglio del Conciliatore, la gemma dai poteri miracolosi e, chissà, forse allo stesso trono della Casa Assoluta. - Tratto dal retro di copertina.

Ecco un romanzo decisamente insolito. L'inizio è piuttosto promettente; il protagonista ci racconta in prima persona (in forma di diario) il suo apprendistato presso la corporazione dei torturatori, fino al suo passaggio al rango di artigiano.

Il tutto è raccontato con una prosa molto evocativa, che non si perde mai troppo in spiegazioni del complesso background; Wolfe infatti preferisce lasciare avvolti dal mistero i dettagli della struttura sociale del mondo (anzi, dell'universo) da lui ricreato, prestando più attenzione al lato emozionale della narrazione, presentandoci nel dettaglio i pensieri e le emozioni di Severian. Insomma, sembrerebbe di avere tra le mani un classico romanzo fantasy, ben scritto e con un protagonista ben caratterizzato (che però personalmente trovo insopportabile).

Poi, gradualmente, Wolfe comincia ad infilare elementi che di fantasy hanno ben poco: prima si vedono pistole ed armi da fuoco, poi si passa all'elettricità, fino ad arrivare a parlare apertamente di altri pianeti e viaggi interstellari. Ci si accorge insomma che il romanzo che si sta leggendo non è un fantasy, ma una romanzo di fantascienza ambientato in un futuro talmente remoto ed esotico da dare l'illusione del fantasy.

Personalmente ritengo che fantasy e fantascienza non si mescolino molto bene nello stesso romanzo, ma qui credo sia questione di gusti. L'intero romanzo assume ben presto un'atmosfera vagamente surreale; non si ha mai un'idea ben chiara di quello che sta succedendo o di chi siano di preciso i personaggi, ma il tutto è raccontato con grande perizia. La narrazione è infarcita di vocaboli della lingua italiana che, se non avessi letto questo romanzo, probabilmente non avrei mai incontrato in tutta la mia vita. Prima di darmi dell'analfabeta, provate un po' a spiegarmi cosa cavolo è una monomachia, un oficleide, oppure un peltasta (non sono parole inventate, vi assicuro che sul dizionario le trovate).

Gli avvenimenti a volte sembrano succedersi quasi senza un filo logico ben preciso, un po' come in un sogno. E' una sensazione piuttosto piacevole, grazie all'abilità di Wolfe, ma che alla lunga lascia un senso di insoddisfazione, dovuta anche al fatto che la trama si interrompe bruscamente al termine del volume, senza dare il benché minimo senso di compiutezza. A tal proposito, Wolfe stuzzica il lettore con le ultime righe del romanzo: "Qui mi fermo. Se non intendi proseguire insieme a me, lettore, non ti posso biasimare. Non è una strada facile". Considerando che la saga prevede altri (credo) quattro romanzi, oltre che difficile, la strada è anche luuuuunga...

Un'ultima nota. Ciò che mi ha portato a leggere questo romanzo è una recensione scovata in rete in cui si parlava della tecnica del "narratore inaffidabile" utilizzata da Wolfe. Ciò significa, in poche parole, che il protagonista, nonché narratore delle vicende, mente. Ciò che ci dice a pagina 10, può rivelarsi una balla colossale a pagina 150. La cosa mi ha stuzzicato parecchio, peccato solo che non ve ne sia traccia in questo primo volume. Forse nei successivi.

Non ho apprezzato più di tanto questo romanzo, devo dire la verità. Il senso di incompiutezza, il costante non riuscire capire cosa succeda e dove voglia andare a parare l'autore, alla fine per me hanno pregiudicato la lettura. Ho avuto tuttavia la sensazione di avere tra le mani un ottimo romanzo, che non ho apprezzato unicamente per una questione di gusti personali, non per via della qualità intrinseca dell'opera.


Quotes

"Avevo appena aperto un volume quando avvertii quell'incalzare del tempo che è forse il principale segno della crescita di un individuo."

"La speranza è un meccanismo psicologico non influenzato dalla realtà esterna."

"Quando un regalo è meritato, non è più un regalo, ma un pagamento."

"Ci sono migliaia, forse milioni di persone come me, credo. Esseri avvezzi alla morte, convinti che la parte più importante della loro vita sia già passata."

"Una folla non è la somma degli uomini che la compongono, ma una specie di animale privo di linguaggio e di una vera coscienza, che nasce nel momento in cui le persone si radunano e che muore quando si disperdono."


foto di Gene Wolfe

Gene Wolfe

Gene Wolfe (New York, 7 maggio 1931) è uno scrittore statunitense di romanzi di fantascienza e fantasy. Wolfe è noto sia per il suo stile di scrittura particolarmente denso e ricco di rimandi e allusioni, sia per l'influenza che ha avuto sulla sua opera la religione cattolica alla quale ha aderito dopo aver sposato una donna cattolica. Ha ricevuto durante la sua lunga carriera numerosi premi del settore, inclusi due premi Nebula.

copertina di L' ombra del torturatore

Scheda del libro

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