Recensione

Cayce Pollard è una giovane americana pagata profumatamente per lavorare come consulente sfruttando la sua sensibilità patologica nei confronti dei marchi. E' a Londra per valutare il restyling del logo di un'importantissima azienda quando si vede offrire un incarico molto diverso: scovare il misterioso creatore dei brani video tanto enigmatici quanto ipnotici che vengono immessi anonimamente sulla Rete. La diffusione di questi brani sta generando un immane cyberbrusio tra le frange più agguerrite del popolo del Web: la stessa Cayce ne è affascinata e ossessionata e il suo nuovo datore di lavoro (un potentissimo personaggio nel mondo del marketing internazionale) considera l'impatto di questo cyberbrusio qualcosa dal potenziale incalcolabile.

Nel giro di pochi giorni l'appartamento di Cayce a Londra viene visitato da strani scassinatori, la sua casella di posta elettronica viene hackerata e la sua cartella medica viene rubata dallo studio della sua terapista a Manhattan. Cayce comincia ad avere il sospetto che la posta in gioco in tutta questa vicenda sia molto più grossa di quanto lei non possa immaginare. Cayce è figlia di Win Pollard, guru della security ai tempi della Guerra Fredda. Ma la Guerra Fredda è finita, Win è dato per disperso (si presume sia morto) da qualche parte a Manhattan la mattina dell'11 settembre 2001. Cayce si trova così alle prese con il fantasma paterno e con i mondi paralleli del marketing, della globalizzazione e del terrore, alla ricerca di un loro possibile punto di convergenza, passando da Londra a Tokio per approdare a Mosca - Tratto da bol.it

Gibson è da tempo uno dei miei autori preferiti. Fin'ora avevo letto solo la sua produzione cyberpunk (la trilogia dello sprawl e quella del ponte, più i vari racconti), ed avevo quindi associato la mia preferenza al genere di cui Gibson è stato uno dei principali esponenti. Dopo aver letto "L'accademia dei sogni" mi sono accorto che sbagliavo.

Questo romanzo non ha nulla (o quasi) a che vedere col cyberpunk, non credo neppure lo si possa infilare nel genere fantascientifico. Eppure mi ha catturato fin dalle prime pagine, così com'era successo con i predecessori. Cos'è allora che mi attira dei romanzi di Gibson, mi sono chiesto? Sicuramente il suo stile elegante ed elaborato, unito alla sua capacità di individuare a colpo sicuro gli aspetti fondamentali della società contemporanea, che spesso sono il vero fulcro dei suoi scritti.

In questo caso, Gibson analizza con acume l'influenza che la rete sta esercitando sul nostro modo di vivere, mettendo in evidenza come il web agevoli il crearsi ed il disfarsi a velocità impressionanti di vere e proprie sub-culture. Il buon vecchio William non ha perso le sue doti di lungimiranza.

Altro punto comune delle opere dell'autore americano sono le atmosfere, che definireistranianti. Gibson ama descrivere particolari insoliti degli ambienti in cui si muovono i suoi personaggi, particolari che normalmente verrebbero ignorati da un qualsiasi altro autore. Il design particolare del rubinetto della doccia, la marca e la nazione di provenienza di una macchina del caffè, i dettagli delle finiture di una giacca, ecc. Il quadro che ne emerge non è una rappresentazione visiva, ma bensì emotiva (direi quasi empatica), un qualcosa che riesce a trasmettere le sensazioni che il personaggio prova trovandosi in quell'ambiente. Tutto questo è particolarmente evidente in questo "L'accademia dei sogni", la cui protagonista viene definita "logofobica", cioè particolarmente sensibile (al limite del patologico) a questi aspetti dell'ambiente che la circonda.

Chi era rimasto deluso dagli ultimi lavori di Gibson (io non sono tra questi) e cominciava a temere che avesse perso il suo tocco, dovrà ricredersi dopo aver letto "L'accademia dei sogni". Basta così, ora evo andare a procurarmi una copia di "Spook country", l'ultimo (ed ancora inedito in Italia) romanzo di Gibson, che a quanto ho capito è anche una sorta di seguito. Mi sa che tira nuovamente aria di trilogia.


Quotes

"L'unica costante nella storia è il mutamento: il passato si trasforma."

"Oggi la maggior parte della creatività è rivolta alla commercializzazione dei prodotti invece che ai prodotti stessi."

"La paranoia è fondamentalmente egocentrica, e ogni teoria di cospirazione serve a esaltare chi ci crede."

"Tutto ciò che Lenin ci ha insegnato sul comunismo era falso, e tutto quello che ci ha insegnato sul capitalismo vero."


foto di William Gibson

William Gibson

William Ford Gibson nasce nel 1948 a Conway, nel South Carolina, quale figlio unico di un imprenditore che ha raggiunto il benessere durante la costruzione dell'impianto Oak Ridge, dove è stata fabbricata la prima bomba atomica. Dopo la morte del padre trascorre la propria infanzia con la madre in una piccola cittadina delle montagne del sud-ovest della Virginia. A 19 anni, dopo aver studiato in un collegio del sud dell'Arizona, lascia gli Stati Uniti per trasferirsi in Canada, a Toronto, evitando così di essere arruolato durante la Guerra del Vietnam. Studia Letteratura Inglese alla British Columbia University di Vancouver, laureandosi nel 1977. Dopo aver intrapreso diversi mestieri, giusto per "farsi un'idea di come vada la vita", inizia a scrivere professionalmente. Il suo primo racconto, Fragments of a Hologram Rose, viene pubblicato nel 1977, sulla rivista semi-professionale Unerth. Nonostante sia ancora piuttosto acerbo, descrive comunque già molto bene l'immaginario del Cyberpunk: in esso l'autore descrive infatti un futuro decadente, caratterizzato da guerre civili, caos economico e scontri tra bande di delinquenti, dove la gente trova una pace apparente soltanto in un mondo virtuale ottenuto con l'ausilio dell'elettronica. Quattro anni più tardi, nel 1981, appare sul numero di maggio della rivista Omni, Johnny Mnemonic, incentrato sulla figura di un corriere di nome Johnny impegnato a salvare la propria testa dalla Yakuza. Johnny è infatti un corriere informatico ed usa il proprio cervello per il trasporto e la consegna di pericolosi files. Nel 1995 verrà tratto dal racconto l'omonimo film interpretato da Keanu Reeves, in verità poco aderente alla versione cartacea. Nel resto degli anni Ottanta Gibson scrive parecchi altri racconti che tuttavia passano per lo più inosservati. Il grande successo arriva solo nel 1984 con la pubblicazione del suo primo romanzo, Neuromacer, l'opera che più di ogni altra ha contribuito a diffondere il Cyberpunk presso il grande pubblico. Il libro ottiene tutti i premi letterari del genere e diviene subito un caso letterario. La trama narra le vicende di un cow-boy dell'Interfaccia di nome Case, il quale, con l'aiuto di una donna di nome Molly (già apparsa in Johnny Mnemonic) ed un misterioso ex-militare di nome Armitage, viene riabilitato alla sua vecchia attività di "ladro d'informazioni". Stimolato dal successo del libro Gibson continua a scrivere. Nel 1986 esce Count Zero e nel 1988 Mona Lisa Overdrive che, insieme a Neuromancer, costituiscono un'ideale trilogia tematica. E con essi si chiude anche il Gibson amato dai più: Mona Lisa Overdrive rappresenta infatti l'ultima pietra dell'Old Cyberpunk. Nonostante anche i più recenti Virtual Light (1993), Idoru (1996) ed All Tomorrow's Parties (1999) abbiano ottenuto validi riconoscimenti sia di pubblico che di critica, queste opere non sono purtroppo qualitativamente paragonabili alla produzione anteriore dell'autore. Gibson ha scritto anche una sceneggiatura, mai utilizzata, per Alien 3. Attualmente vive a Vancouver assieme alla moglie Deborah Jean Thompson e i suoi due figli.

Altri libri di William Gibson

American acropolis


William Gibson
Urania n°1423, 1999

copertina di L' accademia dei sogni

Scheda del libro

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