Recensione

Colin Laney ha una capacità particolare, una sorta di sesto senso che gli permette di percepire i "punti nodali", quelle confluenze nel flusso dei dati del cyberspazio che sono indice di imminenti cambiamenti nel mondo fisico.

Laney sa che il mondo è vicino ad un evento che avrà effetti devastanti, sebbene non sappia di preciso di cosa si tratti. Tutto quello che gli è rivelato è il luogo che farà da scenario all'evento, il ponte di San Francisco, e che l'aidoru Rei Toei vi avrà un ruolo determinante.

Laney assume Rydell, un ex-poliziotto sua conoscenza, per recarsi sul luogo e tentare di evitare la catastrofe. Nel suo tentativo sarà affiancato dagli abitanti della Città Fortificata (una zona del cyberspazio totalmente isolata ed inaccessibile al mondo esterno).

"American acropolis" si è rivelato il libro giusto al momento giusto. Mi spiego meglio. Per me non è abbastanza avere tra le mani un buon libro. Devo anche essere dell'umore adatto per leggere quel particolare libro. E' per questo che la mia pila dei libri da leggere è sempre MOLTO alta. Scegliere il prossimo libro da leggere è un'operazione delicata. A volte ci metto anche giorni a decidere.

Nonostante Gibson sia uno dei miei autori preferiti, "American acropolis" è rimasto nella suddetta pila per qualcosa come 6 anni. Non chiedetemi perché. So solo che, scorrendo tra gli scaffali della mia libreria un paio di settimane fa, l'occhio è caduto su questo libro e si è accesa la lampadina. Era arrivato il momento giusto.

Molti sostengono l'equazione Gibson=Neuromante, snobbando le altre sue opere (con la sola eccezione forse degli altri due romanzi della trilogia dello sprawl). Io non sono tra questi. "American acropolis" mi è piaciuto molto, ed offre a mio parere numerosi spunti interessanti, sebbene innegabilmente non abbia la dirompente carica innovativa che ebbe a suo tempo "Neuromante".

A fare da sfondo alle vicende c'è il ponte di San Francisco; in passato, in seguito ad un terremoto, tale ponte venne abbandonato, e si trasformò lentamente in una sorta di baraccopoli, abitata da poveri ed emarginati (soggetti cari a Gibson e spesso protagonisti dei suoi romanzi). Trovo questa idea decisamente brillante, poiché rende appieno quella visione, tipica del cyberpunk, di una società decadente, permeata da una velata ma onnipresente disperazione.

Ecco come descrive il ponte lo stesso Gibson:

The bridge, behind him now, perhaps forever, is a medium of transport become a destination: salt air, scavenged neon, the sliding cries of gulls. He has glimpsed the edges of a life there that he feels is somehow ancient and eternal. Apparent disorder arranged in some deeper, some unthinkable fashion.

Aggiungete al ponte la "città di cartone", ovvero l'altra baraccopoli, fatta di scatoloni, situata nella metropolitana di Tokyo (dove vive Laney), ed il quadro è completo.

Gibson in effetti rinuncia a gran parte dell'azione che si vede nella trilogia dello sprawl per descrivere meglio la situazione sociale del futuro dal lui immaginato. Non sono mai stato un fan delle scene d'azione, quindi non posso che apprezzare questa scelta, considerando inoltre che ciò che mi ha sempre affascinato dell'ambientazione cyberpunk è proprio questa visione cupa e pessimistica della società del prossimo futuro; si tratta di una società cruda, spietata, che non lascia spazio ad altro che alla lotta per la sopravvivenza, nella quale il divario tra ricchi e poveri è un abisso sempre più profondo, e chi si ritrova dal lato sbagliato non ha alcuna possibilità di migliorare le proprie condizioni. Ogni speranza nel futuro è negata. Vi suona familiare? forse perché è la direzione verso cui stiamo andando, e sembra che nessuno abbia la minima intenzione di cambiare rotta. Gibson aveva capito tutto già negli anni '80.

Il finale potrebbe risultare indigesto a molti. Inizialmente la mia reazione è stata "hei, un attimo, dev'esserci un errore di stampa. Sicuramente mancano delle pagine...". Poi, rileggendo le ultime pagine e rimuginandoci su, il senso di compiutezza della storia è finalmente arrivato.


Quotes

"That which is overdesigned, too highly specific, anticipates outcome. The anticipation of outcome guarantees, if not failure, the absence of grace."

"The bridge, behind him now, perhaps forever, is a medium of transport become a destination: salt air, scavenged neon, the sliding cries of gulls. Hehas glimpsed the edges of a life there that he feels is somehow ancient and eternal. Apparent disorder arranged in some deeper, some unthinkable fashion."


foto di William Gibson

William Gibson

William Ford Gibson nasce nel 1948 a Conway, nel South Carolina, quale figlio unico di un imprenditore che ha raggiunto il benessere durante la costruzione dell'impianto Oak Ridge, dove è stata fabbricata la prima bomba atomica. Dopo la morte del padre trascorre la propria infanzia con la madre in una piccola cittadina delle montagne del sud-ovest della Virginia. A 19 anni, dopo aver studiato in un collegio del sud dell'Arizona, lascia gli Stati Uniti per trasferirsi in Canada, a Toronto, evitando così di essere arruolato durante la Guerra del Vietnam. Studia Letteratura Inglese alla British Columbia University di Vancouver, laureandosi nel 1977. Dopo aver intrapreso diversi mestieri, giusto per "farsi un'idea di come vada la vita", inizia a scrivere professionalmente. Il suo primo racconto, Fragments of a Hologram Rose, viene pubblicato nel 1977, sulla rivista semi-professionale Unerth. Nonostante sia ancora piuttosto acerbo, descrive comunque già molto bene l'immaginario del Cyberpunk: in esso l'autore descrive infatti un futuro decadente, caratterizzato da guerre civili, caos economico e scontri tra bande di delinquenti, dove la gente trova una pace apparente soltanto in un mondo virtuale ottenuto con l'ausilio dell'elettronica. Quattro anni più tardi, nel 1981, appare sul numero di maggio della rivista Omni, Johnny Mnemonic, incentrato sulla figura di un corriere di nome Johnny impegnato a salvare la propria testa dalla Yakuza. Johnny è infatti un corriere informatico ed usa il proprio cervello per il trasporto e la consegna di pericolosi files. Nel 1995 verrà tratto dal racconto l'omonimo film interpretato da Keanu Reeves, in verità poco aderente alla versione cartacea. Nel resto degli anni Ottanta Gibson scrive parecchi altri racconti che tuttavia passano per lo più inosservati. Il grande successo arriva solo nel 1984 con la pubblicazione del suo primo romanzo, Neuromacer, l'opera che più di ogni altra ha contribuito a diffondere il Cyberpunk presso il grande pubblico. Il libro ottiene tutti i premi letterari del genere e diviene subito un caso letterario. La trama narra le vicende di un cow-boy dell'Interfaccia di nome Case, il quale, con l'aiuto di una donna di nome Molly (già apparsa in Johnny Mnemonic) ed un misterioso ex-militare di nome Armitage, viene riabilitato alla sua vecchia attività di "ladro d'informazioni". Stimolato dal successo del libro Gibson continua a scrivere. Nel 1986 esce Count Zero e nel 1988 Mona Lisa Overdrive che, insieme a Neuromancer, costituiscono un'ideale trilogia tematica. E con essi si chiude anche il Gibson amato dai più: Mona Lisa Overdrive rappresenta infatti l'ultima pietra dell'Old Cyberpunk. Nonostante anche i più recenti Virtual Light (1993), Idoru (1996) ed All Tomorrow's Parties (1999) abbiano ottenuto validi riconoscimenti sia di pubblico che di critica, queste opere non sono purtroppo qualitativamente paragonabili alla produzione anteriore dell'autore. Gibson ha scritto anche una sceneggiatura, mai utilizzata, per Alien 3. Attualmente vive a Vancouver assieme alla moglie Deborah Jean Thompson e i suoi due figli.

Altri libri di William Gibson

L' accademia dei sogni


William Gibson
Mondadori, 2003

copertina di American acropolis

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