Recensione

Il dottor Martine, neurochirurgo, si è rifugiato in un'isola dell'Oceano Indiano per sottrarsi agli effetti di una guerra nucleare limitata. Trascorre il suo tempo con la moglie Ooda e il figlio Rambo, compiendo lobotomie sugli elementi più antisociali fra i nativi, ispirandosi alla pratica primitiva del mandunga. Dopo 18 anni decide però di tornare alla civiltà e inizia il suo viaggio alla riscoperta del mondo. Quello che trova è un Nordamerica semidevastato, dove regna l'ideologia dell'Immob: in questa grottesca e crudele società del dopobomba è pratica comune amputare braccia e gambe, sostituendole con protesi computerizzate, nella convinzione che l'automutilazione impedisca ogni forma di violenza. È l'estremo perfezionamento del mandunga degli isolani, che elimina gli impulsi aggressivi. Tuttavia, Martine scopre con orrore che l'ispirazione per l'Immob nasce da un quaderno d'appunti che egli scrisse e smarrì molti anni prima, dove sosteneva che l'amputazione volontaria fosse l'unico mezzo per costruire una società pacifista. E' quindi l'inconsapevole profeta di questo stato da incubo, dove il suo diario è diventato una Bibbia e le sue pratiche folli sono state prese molto sul serio. In ogni caso tutto sembra vano, perché un'altra guerra si profila all'orizzonte... - Tratto dal retro di copertina - In un futuro molto prossimo, gli uomini si amputano volontariamente gambe e braccia, convinti che nell'immobilità risieda l'unica speranza di sfuggire alla propria natura autodistruttiva. Non credo di aver mai letto niente di così provocatorio ed allucinato. L'autore ha una laurea in psicanalisi, e si vede; continui sono i riferimenti alle teorie freudiane, cosa che di certo non facilita la lettura a chi (come me) è a digiuno sull'argomento. Si tratta infatti di un romanzo molto prolisso, una sorta di continua riflessione del protagonista, che analizza ogni aspetto della società distopica in cui si trova catapultato. L'attenzione è concentrata proprio sui meccanismi mentali che hanno portato ad una concezione così distorta della società umana, meccanismi che sono presentati così bene da risultare in alcune occasioni quasi credibili. Il che, a pensarci bene, è decisamente inquietante... Si tratta in conclusione di una lettura piuttosto impegnativa e non delle più scorrevoli, ma che offre spunti di riflessione a badilate. Da questo punto di vista è paragonabile a capolavori come "1984" e "Brave new world" (i cui autori vengono in più occasioni citati dallo stesso protagonista del romanzo). Se vi interessano questo tipo di letture, non fatevi sfuggire questo piccolo gioiello.


Quotes

"Ogni cerimonia eseguita in assenza di una ragionevole conoscenza di cause ed effetti è magia. "

"I suoi abiti targati Bond Street-Champ Elisèes erano talmente impeccabili che quando uscì dall'ascensore e cominciò a farsi strada nella hall affollata nessuno parve sospettare il perizoma mentale che stava sotto."

"Nel limbo cibernetico, gli uomini tentano di afferrare gli strumenti per afferrare. I mezzi sono diventati il fine. La guerra finale che segnerà la scomparsa della specie umana, della specie semi-umana, sarà combattuta da uomini armati di artigli per il possesso degli artigli che loro stessi hanno costruito. "

"Qui sta l'essenza della bellicità: nell'eliminazione di ogni atteggiamento amletico, ambivalente dagli affari umani, nel trionfo del puro, diretto atto d'aggressione. La guerra è la risposta tecnocrate alla paralisi. "


foto di Bernard Wolfe

Bernard Wolfe

Bernard Wolfe nasce nel 1915, nel Connecticut. Dopo la laurea in Psicologia abbandona l'idea di diventare psicanalista e colleziona una varietà di esperienze: si arruola dapprima nella Marina Mercantile, poi è segretario ed infine guardia del corpo del rivoluzionario sovietico Lev Davidovic Trotskij, durante l'esilio di questi in Messico. Durante la Seconda Guerra Mondiale è corrispondente per la rivista di divulgazione scientifica Popular Science. Scrive romanzi, sceneggiature e saggi, tra cui un importante libro sul jazz, Really the Blues, l'autobiografia Memoirs of a not Altogether Shy Pornographer, e la sceneggiatura per un film - mai realizzato - con Tony Curtis e Hugh Hefner intitolato Play-Boy. Come fantascienza Wolfe ci ha lasciato un romanzo lungo, Limbo (1952), e una mezza dozzina circa di componimenti brevi. Con spirito brillante, continuò a collaborare con le riviste più eterogenee - come freelance e giornalista - inseguendo bizzarri progetti, fino alla morte, sopraggiunta nel 1985, durante un soggiorno a Cuba.

copertina di Limbo

Scheda del libro

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