Recensione

I preparativi della missione spaziale che raggiungerà Marte sono completati, l’uomo sta per raggiungere le stelle. Ma questo importante passo viene vanificato dall’evento più importante della storia: immense navi aliene discendono improvvisamente sulle maggiori città del pianeta.

La superiorità intellettuale e tecnologica degli Overlords è tale da permettere loro di assumere il controllo del pianeta senza che possa venire opposta resistenza. Essi assumono il ruolo di “pastori dell’umanità”, abolendo le armi nucleari, ponendo fine alle guerre, alle malattie, alla povertà, guidando il pianeta verso una sorta di Utopia. La Terra conosce un periodo di pace e prosperità senza precedenti.

Nonostante gli indubbi benefici che la venuta degli Overlord ha portato, c’è chi ancora non si fida, e sospetta che tutto ciò sia parte di un imperscrutabile piano riguardante il futuro dell’umanità…

E’ incredibile la quantità e la grandiosità delle idee contenute in questo romanzo di 200 paginette scarse. Si inizia con una delle scene più suggestive e memorabili che la SF abbia mai proposto: enormi navi aliene che compaiono nei cieli delle maggiori città della Terra, stravolgendo per sempre la concezione del mondo nella mente degli uomini. Prima di dire “ma questa l’ho già vista un milione di volte!” guardate bene la data di pubblicazione del romanzo, e pensate un attimo a chi è che può rivendicare la paternità dell’idea.

Già di per sé questo basterebbe a tirare fuori un buon romanzo, ma Clarke non si accontenta e si spinge ben oltre, andando a speculare sul futuro stesso dell’intera razza umana, osando per certi versi più di quanto non osi in “2001: Odissea nello spazio”. Più di questo non posso dire, perché vi rovinerei la lettura.

E’ quindi inevitabile che di fronte ad una storia di questa portata, i singoli personaggi e la loro caratterizzazione passino in secondo piano. Clarke come al solito preferisce raccontare la storia dell’umanità, anziché quella di un uomo. Il tutto viene raccontato con l’occhio dell’uomo di scienza, con quella lucida razionalità tipica di Clarke, che rende perfettamente credibili anche le situazioni frutto della fantasia più ardita. Nei suoi scritti non si rischia mai di vedere la tecnologia sconfinare nella magia. Difetti davvero non riesco a trovarne in quest’opera. E’ dopo letture come questa che capisco perché sono appassionato di SF.


Quotes

"Helena turned just in time to see it disappear behind the gigantic shadow sliding across the sky; and for the first time in her life, she felt the fear of God."

"Science can destroy religion by ignoring it as well as by disproving its tenets."

"Utopia was here at last: its novelty had not yet been assailed by the supreme enemy of all Utopias – boredom."

"Imagine that every man is an island, surrounded by ocean. Each seems isolated, yet in reality all are linked by the bedrock from which they spring. If the ocean were to vanish, that would be the end of the islands. They would all be part of one continent, but their individuality would have gone."

"“Now I understand,” said the last man."

"Everything we aver achieved has gone up there into the stars."


foto di Arthur C. Clarke

Arthur C. Clarke

Arthur Charles Clarke nacque a Minehead, nel Somerset (Inghilterra), il 16 dicembre del 1917. Da ragazzo, Clarke si divertiva leggendo con trasporto ed entusiasmo vecchie riviste di fantascienza. Dopo le scuole superiori (secondarie), non riuscì ad entrare in nessun college e di conseguenza iniziò a lavorare. Il suo primo lavoro fu di revisore dei conti per il governo. Durante la seconda guerra mondiale, lavorò per la Royal Air Force come esperto dei radar e fu coinvolto nel successivo sviluppo del sistema di difesa radar che consentì alla RAF di vincere la battaglia contro gli invasori nazisti. Dopo la guerra si laureò al King's College di Londra. Il suo più importante contributo può essere considerato l'idea che i satelliti geostazionari potrebbero essere il sistema ideale per le telecomunicazioni: propose questo concetto in un articolo scientifico dal titolo Can Rocket Stations Give Worldwide Radio Coverage? ("Possono le stazioni razzo fornire una copertura radio mondiale?"), pubblicato su Wireless World nell'ottobre del 1945. Proprio grazie a questo contributo, l'orbita geostazionaria è oggi nota anche come orbita Clarke o fascia di Clarke in suo onore. Nei primi anni quaranta, mentre militava ancora nella RAF, iniziò a vendere le sue storie di fantascienza alle riviste del settore. Lavorò anche, per breve tempo come viceredattore (Assistant Editor) al Science Abstracts, prima di dedicarsi a tempo pieno al mestiere di scrittore (1951). È stato anche presidente della British Interplanetary Society ("Società interplanetaria britannica") e membro dell'Underwater Explorers Club ("club degli esploratori subacquei"). Dal 1956 vive nello Sri Lanka a Colombo.

Altri libri di Arthur C. Clarke

Incontro con rama


Arthur C. Clarke
Bantam, 1973

copertina di Le guide del tramonto

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