Recensione

La valle di Santaroga è soggetta ad un misterioso fenomeno sociale; i suoi abitanti rigettano completamente il mondo esterno: nessuno lascia mai Santaroga, gli estranei non riescono a trovare una casa in vendita; tutti i cibi e le bevande vengono prodotti nella valle stessa, nessuno acquista merce prodotta all’esterno; i giovani di Santaroga vengono rifiutati al servizio di leva per via di una strana reazione allergica. E la lista delle stranezze prosegue…

Questo misterioso fenomeno viene definito La barriera di Santaroga; Gilbert Dasein, psicologo, viene inviato a Santaroga per cercare di svelare il mistero. Forse si tratta solo di una comunità isolazionista, l’ultimo avamposto dell’individualismo americano (no, non ho mangiato un dizionario, questa parolona sta scritta sul retro di copertina), oppure di un covo di fanatici religiosi; o forse c’è qualcosa di fuori dal comune all’opera nella valle di Santaroga…

Ho iniziato a leggere questo romanzo senza aspettarmi troppo, non saprei dirne il motivo. Forse perché quando si nomina Herbert, si pensa quasi unicamente alla saga di Dune, e quindi mi aspettavo che le altre sue opere non fossero all’altezza.

Fortunatamente mi sbagliavo. “The Santaroga barrier” mi ha preso fin dai primi capitoli. La struttura stessa della trama è fatta apposta per coinvolgere il lettore gradualmente, man mano che il mistero di Santaroga viene svelato.

Il protagonista stesso passa gradualmente dallo stato di outsider guardato con sospetto, a membro della comunità di Santaroga, ma il passaggio è tutt’altro che indolore, e ve ne accorgerete.

La chiave di tutto (come si intuisce già dai primi capitoli) è il Jaspers, potente droga in grado di amplificare la coscienza. Il Jaspers è palesemente reminiscente del melange di Arrakis, ma qui esso rappresenta il vero e proprio fulcro della narrazione. I suoi effetti sul protagonista vengono descritti nei minimi dettagli, anche quando sconfinano nelle allucinazioni più psichedeliche.

Altro elemento interessante proposto è quello della valle di Santaroga vista come organismo collettivo, formato dalla simbiosi dei suoi abitanti. Questo aspetto però è solamente accennato, lasciato intuire al lettore, mai descritto troppo apertamente. Ho sempre trovato affascinante questa idea, che è già presente anche in altre opere come “Nascita del superuomo” di Sturgeon.

Avrete capito che gli spunti interessanti non mancano, e pur non essendo del tutto originali, Herbert riesce a svilupparli egregiamente, grazie alle sue doti di psicologo/antropologo, costruendo un romanzo accattivante ed avvincente, mai noiso, nemmeno quando Herbert si lancia nelle sue solite elucubrazioni socio-psicologiche (che io trovo sempre molto interessanti, anche quando sono incomprensibili. Sarò malato…).


Quotes

"In there, behind the facade, Santaroga did something to its people. They lost personal identity and became masks for something that was the same in all of them."

"The trouble was, they lived in a world which couldn’t be culturally neutral. That world out there would keep trying to make people – all people – be everywhere alike."

"He had no group, no place in a hive of fellow-activity, nothing to shield him from personal decisions that might overwhelm him."

"To be programmed is to be prejudiced, because prejudice is selecting and rejecting and that is programming."

"When anxiety enters, inquiry stops."

"As we both know, there are very few real accidents in this world. Most of what we call accidents are unconscious violence."

"Life exists immersed in a sea of unconsciousness. In the drug, these people gain a view of that sea."

"One society’s reason was another’s unreason."

"Societies don’t believe they can die. "

"Humanity ought to be the first order of interest for humans."


foto di Frank Herbert

Frank Herbert

Frank Patrick Herbert nasce nel 1920 a Tacoma, nello stato di Washington. Pur non essendo un vero scienziato, studia attivamente Geologia Sottomarina, Psicologia, Antropologia, Ecologia, Navigazione e Botanica. Inizia la carriera di scrittore di fantascienza nel 1952, su Startling Stories col racconto "Looking for Something?", ottenendo subito attenzione ed apprezzamento da parte dei lettori. Nei dieci anni successivi è corrispondente dalle maggiori città statunitensi della costa occidentale per l'Examiner di San Francisco, e continua a scrivere racconti. Il grande successo arriva nel 1963 col suo primo romanzo, "Dune" (pubblicato inizialmente in due parti su Analog SF di John W. Campbell jr.) col quale l'autore dà vita all'omonimo e famoso ciclo, suggestivo affresco di un meraviglioso universo e di una civiltà futura, in cui dispiega al meglio tutte le sue qualità di studioso. Frank Herbert muore l'11 febbraio 1986 a Madison, nel Wisconsin.

Altri libri di Frank Herbert

Il cervello verde


Frank Herbert
Tor, 1966

copertina di La barriera di santaroga

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