Recensione

Dopo la distruzione quasi completa dovuta alle guerre nucleari, il pianeta attraversa una sorta di nuovo Medioevo; i pochi sopravvissuti, molti dei quali nati deformi per via delle radiazioni, accusano gli uomini di scienza di quanto accaduto.

Tutto il sapere umano viene ripudiato nella cosiddetta “Semplificazione”; gli individui colti vengono perseguitati e sterminati; persino saper leggere e scrivere è ritenuta una colpa meritevole della morte.

Così come successe nel Medioevo, gli unici luoghi dove il sapere viene conservato sono i monasteri e le abbazie cattoliche, dove i monaci ricopiano a mano e con certosina accuratezza i testi scientifici di cui ormai nessuno comprende più il significato.

Fratello Francis è il protagonista della prima parte del romanzo; egli è un monaco dell’ordine di Leibowitz, ordine che prende il nome da Isaac Leibowitz, uno scienziato risalente all’era precedente alla devastazione nucleare, e che dopo il disastro si occupò di salvare quanti più libri possibile, nascondendo o addirittura memorizzando i testi, in piena tradizione Farenheit 451.

Fratello Francis avrà l’onore di imbattersi i un rifugio anti-atomico risalente all’era precedente alla devastazione nucleare, nel quale ritroverà alcuni progetti firmati dalla mano dello stesso Leibowitz…

La seconda parte del romanzo si svolge diversi secoli dopo, all’alba di un nuovo Rinascimento, quando cioè filosofi e studiosi della natura tornano ad interessarsi del sapere perduto durante la Semplificazione. Inevitabile sarà lo scontro tra l’innata sete di conoscenza dell’uomo e la paura che tale conoscenza possa portare ad un nuovo disastro.

La terza parte del romanzo è ambientata in un futuro ancora più remoto; l’uomo ha ormai raggiunto le stelle, ma nonostante tutto la minaccia dell’autodistruzione è tutt’altro che superata; la responsabilità di salvare ancora una volta il sapere umano ricade di nuovo sulle spalle dell’ordine di Leibowitz…

Questo è uno di quei romanzi in cui la trama passa quasi in secondo piano, lasciando spazio agli innumerevoli spunti di riflessione offerti, spaziando su temi complessi quali la natura autodistruttiva dell’uomo, il conflitto tra scienza ed etica, il ruolo della religione nella società, l’eutanasia. Tutti questi temi sono filtrati attraverso l’ottica cattolica dei monaci protagonisti delle vicende; spesso i ragionamenti si rifanno ad argomentazioni teologiche e metafisiche che possono essere condivise o meno, ma riescono in ogni caso a coinvolgere il lettore ed a spingerlo a farsi una propria opinione in merito (o perlomeno a provarci). E questo è un pregio non da poco.

Bellissima la terza ed ultima parte del romanzo, nel quale la catastrofe nucleare si abbatte ancora una volta sul pianeta, raccontata attraverso gli occhi di un monaco cattolico tormentato da dubbi che riguardano la sua stessa fede. Il senso di impotenza e di ineluttabilità di fronte al disastro che il romanzo riesce a suscitare sono indescrivibili, e sono emozioni che vanno provate di persona leggendo questo romanzo. Una lettura stimolante, che arricchisce il lettore. Consigliatissimo.


Quotes

"Like any wise ruler, Abbot Arkos did not issue orders vainly, when to dosobey was possible and to enforce was not possible. It was better to look the other way than to command ineffectually."

"Bless me, Father; I ate a lizard."

""Please try not to think" "I think I can" "Out, son, out.""

"Ignorance is king. Many would not profit by his abdication. Many enrich themselves by means of his dark monarchy. They are his Court, and in his name they defraud and govern, enrich themselves and perpetuate their power. Even literacy they fear, for the written word is another channel of communication that might cause their enemies to become united. Their weapons are keen-honed, and they use them with skill. They will press the battle upon the world when their interests are threatened, and the violence which follows will last until the structure of society as it now exists is leveled to rubble, and a new society emerges. I am sorry: But that is how I see it."

"Because if a man is ignorant of the fact that something is wrong, and acts in ignorance, he incurs no guilt, provided natural reason was not enough to show him that it was wrong. But while ignorance may excuse the man, it does not excuse the act, which is wrong in itself. If I permitted the act simply because the man is ignorant that it is wrong, then I would incur guilt, because I do know it to be wrong. It is really that painfully simple."

"One never knows whether the Poet is speaking fact, fancy, or allegory. If fancy is clever enough, I doubt that the Poet would admit a difference between fancy and fact."

"If you try to save wisdom until the world is wise, Father, the world will never have it."

"Listen, are we helpless? Are we doomed to do it again and again and again? Have we no choice but to play the Phoenix in an unending sequence of rise and fall? Assyria, Babylon, Egypt, Greece, Carthage, Rome, the Empires of Charlemagne and the Turk: Ground to dust and plowed with salt. Spain, France, Britain, America — burned into the oblivion of the centuries. And again and again and again. Are we doomed to it, Lord, chained to the pendulum of our own mad clockwork, helpless to halt its swing? This time, it will swing us clean to oblivion, he thought."

"He tried to refocus his eyes to get another look at the face of this being, who by gestures alone had said to him: I do not need your first Sacrament, Man, but I am worthy to convey to you this Sacrament of Life. Now he knew what she was, and he sobbed faintly when he could not again force his eyes to focus on those cool, green, and untroubled eyes of one born free."

"The image of those cool green eyes lingered with him as long as life. He did not ask why God would choose to raise up a creature of primal innocence from the shoulder of Mrs. Grales, or why God gave to it the preternatural gifts of Eden — these gifts which Man had been trying to seize by brute force again from Heaven since first he lost them. He had seen primal innocence in those eyes, and a promise of resurrection. One glimpse had been a bounty, and he wept in gratitude. Afterwards he lay with his face in the wet dirt and waited. Nothing else ever came — nothing that he saw, or felt, or heard."


foto di Walter M. Miller

Walter M. Miller

Walter Michael Miller jr. (New Smyrna Beach, 23 gennaio 1923 – Daytona Beach, 9 gennaio 1996) è stato un autore di fantascienza statunitense. È conosciuto principalmente per Un cantico per Leibowitz (A Canticle for Leibowitz), l'unico romanzo pubblicato mentre era in vita. In precedenza scrisse numerosi racconti brevi.

copertina di Un cantico per leibowitz

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