Buono lo spunto (ma solo quello)

Questo libro a mio parere rappresenta un'occasione sprecata. Lo spunto è buono: un bambino che durante il rastrellamento degli ebrei a Roma viene salvato da una donna che si finge sua zia. Purtroppo però il modo in cui viene sviluppata la storia è assolutamente insulso. I continui cambi temporali sono solo di disturbo perché spesso si inizia a leggere senza sapere a quale periodo si stia riferendo l'autrice. Sarebbe stato più utile indicare l'anno di ambientazione all'inizio di ogni capitolo, i lettori avrebbero apprezzato.
E adesso parliamo dei personaggi. Io non sono riuscita a provare empatia per nessuno di loro, nemmeno per Chiara. Non ho trovato un grande approfondimento psicologico e, soprattutto, mi è sembrato che Daniele non avesse nessunissimo spessore. La storia è raccontata tutta dal punto di vista di Chiara, ma questo fa sì che Daniele non risalti per niente e questa, a mio parere, è una pecca molto grossa.
Un altro personaggio assolutamente insulso è quello della sorella della protagonista. Non sono proprio riuscita a capire quale fosse la sua utilità ai fini della narrazione. Serve solo per aggiungere altri sensi di colpa?
A questo punto parlare del finale sarebbe come sparare sulla croce rossa. Assolutamente troppo affrettato e troppo buonista. Non ci siamo.

copertina di Una mattina di ottobre

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