Come se fosse scritto da una giapponese

Quando ho preso questo libro non immaginavo che si trattasse di una storia vera e che riguardasse la famiglia acquisita della Pastore. In effetti ero un po' prevenuta vedendo un'autrice italiana che scriveva del Giappone. Ho pensato: sarà pieno di stereotipi e basta. E invece no! La Pastore ha vissuto a lungo in Giappone, ha sposato un giapponese e sicuramente ha assorbito parecchio di quella cultura, tanto da riuscire a riportarla a noi attraverso le sue pagine. La mentalità nipponica qui c'è tutta, comprese la gentilezza e l'ospitalità accompagnate sempre da una certa diffidenza nei confronti dello straniero. E poi c'è un forte tradizionalismo e un'altrettante tenace devozione nei confronti della famiglia, valori così sentiti da portare Yoshi a sacrificare la propria felicità.
Al posto di Yuriko penso che avrei reagito allo stesso modo di fronte a un marito che non ha il coraggio di opporsi al volere dei genitori e di anteporre alla famiglia di origine l'amore per la propria moglie. Però io ragiono da occidentale degli anni duemila. Immagino che per Yoshi sarebbe stato estremamente difficile ribellarsi ai genitori.
Bello! Intenso e delicato come se fosse stato scritto da un'autrice giapponese.
"La vita è una lunga sequela di distacchi, di strappi dolorosissimi; ma se ne soffriamo è perché chi ci lascia ci ha dato tanto. È questo che dobbiamo ricordare, anche se nostri cari ci mancheranno sempre."

copertina di Mia amata yuriko

Scheda del libro

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