La morte della civiltà

Sette eminenti esponenti di diverse discipline vengono invitati a casa di uno studioso che non si farà mai vedere per discutere, ognuno dal suo punto di vista, dalla fine della nostra civiltà.

Ascoltiamo così le opinioni di un archeologo (esperto di civiltà morte, per cui particolarmente "in parte"), di un adolescente (coi pensieri disordinati tipici dell'età), di un filosofo (che fa un sunto della storia del pensiero razionale), di un generale (che ovviamente esprime le sue opinioni riguardo la guerra e la sua funzione nella civiltà), di una psicoanalista (che presenta i punti chiave del pensiero psicoanalitico), di un poeta (a mio avviso abbastanza inutile) e di un prete (che dà una sorta di estrema unzione alla civiltà, non prima di aver criticato abbondantemente la Chiesa e posto un distinguo ben netto tra messaggio di Cristo e Chiesa).

Ogni oratore offre interessanti spunti di riflessione esprimendo nel contempo anche la propria personalità.

La relazione dell'adolescente è di difficile lettura perchè caratterizzata da un flusso di coscienza che non ammette punteggiatura o separazione fra la parole, ma non per questo i contenuti sono meno interessanti. E d'altra parte lo stile di scrittura riesce anche ad essere autoironico. Infatti dopo l'incipit dell'adolescente Andreoli scrive: "Tutti erano confusi, anche se non potevano dire di aver perso il filo del discorso, dal momento che non lo avevano mai individuato". Avrei soltanto eliminato il contributo del poeta, che mi è sembrato ben poco interessante, l'unico punto del libro in cui la mia attenzione ha un po' vacillato. Per il resto sicuramente un romanzo da leggere.

copertina di Requiem

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