Senza lode e senza infamia

L'approccio iniziale con questo romanzo non è stato dei più facili. I capitoli sono brevissimi e parlano alternativamente dei due protagonisti, saltellando da un anno all'altro. Ma la cosa che mi ha disturbata di più è stato lo stile utilizzato dallo scrittore: parla sempre in terza persona, come se stesse semplicemente facendo una cronaca giornalistica. In questo modo l'immedesimazione coi personaggi risulta quasi impossibile e la narrazione fredda e poco coinvolgente.

Riconosco però che dopo un po' i fatti raccontati hanno progressivamente catturato la mia attenzione e sono riuscita a mettere da parte lo stile antipatico per focalizzarmi sulla storia, facendo il tifo affinchè Maurie-Laure e Werner riuscissero finalmente a incontrarsi e conoscersi. Peccato che in realtà si siano solo sfiorati per un breve momento.

D'altra parte il romanzo non vuole dare messaggi consolatori, la guerra richiede i suoi tributi e l'impossibilità di vivere la giovinezza non è che uno di questi e nemmeno il peggiore. Non lo ritengo un capolavoro, ma la lettura non è male.

copertina di Tutta la luce che non vediamo

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